Secondo uno studio condotto da parte di un gruppo di ricercatori del Dipartimento di climatologia  dell’Università di Arlington – Virginia –  a causa del surriscaldamento globale e dei conseguenti cambiamenti climatici, alcune delle aree più importanti per ciò che riguarda il vino – come la Toscana, la Borgogna, il Cile e l’Australia – entro il 2050 subiranno una diminuzione delle aree coltivabili che oscilla tra il 23% e il 70%.

Secondo Andrea Sartori, presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella e produttore di amarone nella Valpolicella, “bisogna fare investimenti strategici e cambiamenti che possano permettere anche lo spostamento dei vigneti a diverse altitudini … la grande differenza la fa chi ha l’acqua a disposizione, quindi sarà obbligatorio attrezzarsi per irrigare i vigneti in caso di stress idrico”.

Matilde Poggi, presidente di Vignaioli Indipendenti e proprietaria dell’azienda agricola Le Fraghe, pensa che la soluzione risieda nel ritorno alla tradizione: riprendere le pratiche agronomiche e i sistemi di allevamento tipici della viticoltura italiana, oltre che piantare i vitigni ad una elevata altitudine.

Seguendo la logica dell’opinione di Sandro Boscaini, presidente di Federvini e  dell’azienda agricola Masi Agricola, l’elevarsi delle temperature non dovrebbe necessariamente essere sinonimo di diminuzione della qualità del vino, poiché difatti si registra una diminuzione della muffa ed una maggiore facilità di coltivazione e di appassimento. “… in Europa l’area di coltivazione si è spostata di circa 200 Km a nord … qualcuno vorrebbe incentivare a spostarsi a sud della Svezia, nella Nuova Scozia o in Inghilterra dove vengono prodotti degli ottimi spumanti, anche vicino a Londra.”

Infine, secondo Lucio Tasca D’Almerita, presidente del comitato Grandi Cru d’Italia, bisogna puntare tutto sulla ricerca: “La ricerca ha portato a vitigni collaudati che sopportano climi diversi e danno buone produzioni anche con grandi caldi … il futuro è nella scienza”.

 

Wine and climate change: by 2050 up to 75% less areas of vines in Italy

According to a study conducted by a group of researchers from the Department of climatology of the University of Arlington – Virginia – due to global warming and the consequent climate changes, some of the most important areas for what concerns the wine – such as Tuscany, Burgundy, Chile and Australia – by 2050 there will be a decrease in arable areas ranging between 23% and 70%.

According to Andrea Sartori, president of the Consorzio Tutela Vini Valpolicella and Amarone producer in Valpolicella, “we need to make strategic investments and changes that can also allow the movement of the vineyards at different altitudes … the big difference is made by the water available, so it will be mandatory to equip oneself to irrigate the vineyards in case of water stress “.

Matilde Poggi, president of Independent Winegrowers and owner of the agricultural company Le Fraghe, thinks that the solution lies in the return to tradition: resume agronomic practices and breeding systems typical of Italian viticulture, as well as planting vines at a .

Following the logic of the opinion of Sandro Boscaini, president of Federvini and of the agricultural company Masi Agricola, the rise in temperatures should not necessarily be synonymous with decreasing the quality of the wine, since there is in fact a decrease in mold and greater ease of cultivation and withering. “… in Europe the cultivation area has moved about 200 km to the north … someone would like to incentivize to move to the south of Sweden, in Nova Scotia or England where excellent sparkling wines are produced, even near London.”

Finally, according to Lucio Tasca D’Almerita, chairman of the Grandi Cru d’Italia committee, we need to focus on research: “Research has led to tested varieties that withstand different climates and produce good productions even with great heat … the future is in science “.

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