La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l’articolo 3, comma 1, del Decreto legislativo n. 23/2015Contratto di lavoro a tutele crescenti, nella parte in cui si determina in modo rigido l’indennità spettante al lavoratore licenziato ingiustificatamente,  in contrasto con il diritto e la tutela del lavoro ed in violazione dei principi di ragionevolezza e uguaglianza, contemplati dagli articoli 4 e 35 della Costituzione – la sentenza sarà depositata la prossima settimana.

Con l’entrata in vigore del Jobs Act del 7 marzo 2015 si stabiliva che  “Il giudice condanna il datore di lavoro al pagamento di un’indennità non assoggettata a contribuzione previdenziale di importo pari a due mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a quattro e non superiore a ventiquattro mensilità“.

La questione di legittimità era stata proposta dal Tribunale del Lavoro di Roma – con Ordinanza 16 Luglio 2017 – ” in ragione della disciplina concreta dell’indennità risarcitoria, destinata a sostituire il risarcimento in forma specifica, e della sua quantificazione”.

Quest’anno, con il Decreto Dignità Dl 87/2018 si è proposto di aumentare il peso sanzionatorio in capo al datore di lavoro, passando dai minimi e massimi edittali di 4 e 24 mensilità, a 6 e 36 mesi, lasciando invariato il meccanismo legato all’anzianità di servizio.

Con la dichiarazione di illegittimità costituzionale si deduce quindi che l’anzianità di servizio non è un criterio legittimo per quantificare le somme che il datore di lavoro deve al lavoratore ingiustamente licenziato.

Rimane però salda la reintegrazione del lavoratore licenziato per fatti contestati dal datore di lavoro e risultanti insussistenti: in quel caso il giudice annullerà il licenziamento e condannerà il datore di lavoro al pagamento dell’indennità risarcitoria (oltre che alla reintegrazione nel posto di lavoro).

Censurato il meccanismo legato all’anzianità, le prospettive si dirigono verso il ritorno all’affidamento del potere discrezionale del giudice per il caso concreto, tenendo conto della durata del rapporto, ma anche della grandezza della società e dei comportamenti delle parti – come stabilito dalla Legge Fornero.

Una risposta a "Jobs act incostituzionale: sfuma il contratto di lavoro a tutele crescenti"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...