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In data storica si è verificato nel nostro Paese un reato di stupro di gruppo ai danni di una donna che sedeva al tavolo con due cinquantenni e volontariamente quella sera aveva fatto uso di sostanze alcoliche al punto tale da non riuscire più ad autodeterminarsi; gli uomini in quel tempo avevano approfittato della situazione conducendo la donna in una camera da letto ed infine avevano abusato del suo corpo contro la sua volontà.

Il Tribunale di allora aveva assolto i due stupratori e successivamente la Corte d’Appello nel 2017 riesaminando il caso ha condannato i due cinquantenni per il reato di stupro di gruppo ex art. 609-octies c.p. aggravato dalla circostanza prevista dall’art. 609-ter comma 1, n. 2 c.p. ovvero per aver commesso il fatto con l’uso di sostanze alcoliche.

La Cassazione con sentenza 32462/2018 ha confermato la punibilità dei soggetti attivi del reato ma ha eliminato l’aggravante imposta dalla Corte di Appello in quanto gli Ermellini hanno stabilito che non vi è aggravante ex art. 609-ter, comma 1, n. 2, c.p. laddove la vittima abbia assunto volontariamente sostanze alcoliche o stupefacenti, tali da non autodeterminarsi, prima di subire abusi sessuali.

La terza sezione penale precisa, infatti, che “integra il reato di violenza sessuale di gruppo (articolo 609 octies c.p.) con abuso delle condizioni di inferiorità psichica o fisica, la condotta di coloro che inducano la persona offesa a subire atti sessuali in uno stato di infermità psichica determinato dall’assunzione di bevande alcooliche”.

Secondo i giudici l’uso delle sostanze alcoliche deve essere strumentale alla violenza sessuale poiché alla vittima deve essere somministrata la sostanza da parte del reo (e non essere ingerita volontariamente).

Infine si legge dalla sentenza che: “lo stato di ebbrezza non essendo frutto di una costrizione, ma di una scelta volontaria, non poteva essere ritenuto una aggravante”.

Pertanto, si può concludere che l’uso volontario di una sostanza, sia essa alcolica o stupefacente, può incidere sul consenso all’atto sessuale (configurandolo come stupro o meno) ma non incide sull’esistenza di una eventuale aggravante che non risulta quindi configurata.

 

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