Secondo il Rapporto sulla competitività dell’agroalimentare italiano presentato da ISMEA – Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare – il 24 Luglio 2018 presso il palazzo Wedekind a Roma, alla presenza del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari Forestali (Mipaaf) e del Turismo Gian Marco Centinaio, l’Italia sta pian piano risorgendo dalla forte crisi economica che ha colpito  il settore agroalimentare italiano e non solo.

Il Rapporto in questione si riferisce al periodo 2007 – 2017, riportando che il Made in Italy agroalimentare rappresenta una valida risorsa per il nostro Paese: 61 miliardi di euro di valore aggiunto, 1.4 milioni di occupati, oltre 1 milione di imprese e 41 miliardi di euro di esportazioni. Il peso sul Pil è del 13.5%.

Durante l’intervista rilasciata dal Direttore Generale di ISMEA Raffaele Borriello, ha dichiarato che “L’agroalimentare esce dal decennio di crisi con un ruolo più forte nell’economia italiana, dimostrando una grande tenuta economica e sociale nel corso della crisi e una buona capacità di agganciare la ripresa”.

Oltre ai dati riportati dal Rapporto in questione, ulteriori segnali di crescita sono rappresentati dalla ripresa della domanda degli investimenti – OCM e non – e dalla potenzialità di evolvere la capacità produttiva e qualitativa, soprattutto su ciò che riguarda l’agricoltura biologica e le denominazioni DOP e IGT. I prodotti maggiormente richiesti all’estero sono principalmente il vino, i mosti e i prodotti trasformati ad alto valore aggiunto.

Per quanto riguarda la sezione Export i paesi che registrano una forte dinamicità, e che stanno maggiormente aprendo le porte ai prodotti italiani sono la Cina (+20.9%), il Giappone (+10.9%), la Polonia (8.8%) e la Romania (7.8%).

Mentre per i dati Import su ciò che concerne gli interscambi commerciali tra paesi UE, la Spagna registra un incremento del 16.4%, la Francia il 5.1%, la Polonia il 13.4% e la Germania il 3.1%, invece per i paesi Extra UE l’Indonesia si aggiudica il 15.2% e l’Argentina il 4.0%.

Oltre ai segnali di crescita occorre però precisare che alcuni problemi continuano a persistere: gli squilibri strutturali della componente produttiva che coinvolgono la filiera agroalimentare italiana e i bassi margini in favore della logistica e della grande distribuzione.

Ma c’è di più: oltre agli accordi di libero scambio fra paesi UE, si fa avanti la concorrenza tra di essi, infatti Francia, Germania e Spagna sembrano essere i principali “avversari” del Made in Italy all’estero. Il segreto della loro competitività? Efficienza delle strutture aziendali, tecnologia e produttività che vanno di pari passo.

 

Una risposta a "Made in Italy, è l’ora della ripresa"

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