prescrizione

La Corte di Cassazione, con sentenza 2789/2018, nel solco della miglior dottrina anni ’30, ritiene totalmente applicabili gli istituti del diritto civile al diritto tributario.

Il tema è quello inerente la prescrizione e pone in luce il concetto di “obbligazione tributaria” connotata, secondo la tesi dei giudici di legittimità, da un pregnante carattere civilistico, nella sua dimensione di “definita obbligazione di dare”.

Il caso specifico è rappresentato dal fatto che un contribuente, nei cui confronti è stata notificata una cartella esattoriale, decorsi ormai i termini di prescrizione, avendo richiesto la rateazione del debito, di fatto deve considerarsi come se avesse rinunciato alla prescrizione.

Si tratta di una conclusione non condivisibile per i seguenti motivi:

  1.  l’obbligazione tributaria diverge dall’obbligazione civile nel senso che è caratterizzata da un chiara connotazione amministrativistica. Infatti la miglior dottrina la qualifica come “prestazione amministrativa”;
  2. se quanto appena indicato al punto precedente è vero, allora ne discende la non automatica applicazione all’obbligazione tributaria di istituti propri del diritto privato, fra cui, appunto, la “rinuncia alla prescrizione facta concludentia“;
  3. nell’ambito dell’avvio di una procedura esattoriale coattiva mediante la notifica (fuori temine) di una cartella di pagamento (che può assumere la funzione di titolo esecutivo e/o precetto) è del tutto fisiologico che il contribuente per evitare illegittimi atti invasivi, quali fermi amministrativi e pignoramenti, interinalmente e provvisoriamente, possa procedere, col minor onere possibile, ad attivare taluni istituti (quali la rateazione) tesi a bloccare momentaneamente azioni da parte dell’Esattore.

Il contribuente, cioè, al fine di  ben ponderare l’azione giudiziaria da porre in essere, può capibilmente “fermare” l’azione esecutiva presentando istanza di rateazione, senza che per ciò stesso si debba verificare una situazione a suo danno di acquiescenza o rinunzia alla prescrizione.

Una presa di posizione, quindi, quella della Corte di Cassazione, di evidente “favor fisci” di cui si auspica, per il futuro, una ponderata riflessione critica.

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